Sul crinale dello spartiacque, tra templari, ghiacciaioli e acque che cambiano mare, si cammina su un itinerario che tocca la sorgente del fiume Reno e faggete che cromaticamente si trasformano ad ogni stagione, fino ad arrivare a Prunetta, luogo dove molte memorie si intrecciano e ancora sono vive nel ricordo.
Da Prataccio il sentiero si snoda fra le suggestive faggete dei monti delle Lari, costeggiando l’Oasi Dynamo — riserva naturalistica affiliata al WWF — fino ad intercettare il sentiero 00 nei pressi della sorgente del fiume Reno che qui nasce e inizia il suo percorso verso l’Emilia-Romagna.
Si arriva quindi a Prunetta, borgo che si situa esattamente sullo spartiacque appenninico, a quasi mille metri di quota, fra la valle del torrente Lima, che scorre verso il mar Tirreno, e quella del fiume Reno che si riversa nell’Adriatico. Il nome deriverebbe dal pruno, albero simbolo dell’ordine dei Cavalieri Templari, che qui avevano eretto lo “Spedale della Croce Brandegliana”, le cui tracce si possono riconoscere ancora oggi nell’antica croce templare su alcune case del paese.
Posto sulla Linea Gotica, Prunetta è un luogo di forte testimonianza per la Seconda guerra mondiale. Fu uno dei comuni scelti per l’internamento temporaneo di ebrei provenienti da paesi stranieri, vittime predestinate dei campi di concentramento tedeschi; questo il destino della famiglia De Cori, della quale sopravvisse per motivi di età l’anziana Giuseppina Ambron, zia materna di Vittorio Gassman. Prunetta fu anche teatro dell’eccidio Baldi: il 21 settembre 1944, quattro uomini della famiglia Baldi vengono intercettati da una pattuglia di SS, portati via, picchiati e sommariamente condannati alla fucilazione, una morte a cui tentarono di opporsi con la fuga.
Questo territorio ospitò la 10ª Divisione da Montagna dell’esercito statunitense e quindi diede concreto supporto alle forze di liberazione, creando un legame ancora forte con la prima unità militare americana composta da alpinisti e sciatori addestrati specificatamente per il combattimento in montagna.
Superata Prunetta il sentiero discende in direzione Le Piastre, dove il fiume Reno attraversa con impeto la fitta vegetazione della stretta valle. Quasi subito si incontra la targa commemorativa in nome di Graziella Fanti, giovane diciassettenne uccisa dai tedeschi il 21 settembre 1944. Il cammino porta alla Ghiacciaia della Madonnina, parte dell’Ecomuseo Montagna Pistoiese e testimonianza materiale della fervente produzione di ghiaccio naturale che contraddistinse quest’area tra il XVIII e il XX secolo. Nella struttura a tronco con il tetto di paglia che oggi si riflette nella vasca artificiale, le lastre di ghiaccio venivano immagazzinate per poi essere vendute d’estate a Pistoia, Firenze e Bologna.
Da qui si prosegue fino ad arrivare a Pontepetri, dove incontriamo un altro sito di grande interesse dell’Ecomuseo Montagna Pistoiese, il Giardino dell’Energia Rinnovabile, dove due grandi ruote idrauliche in legno perfettamente ricostruite — una da mulino e una da ferriera — sono ancora messe in moto dalla forza delle acque.
Facendo una deviazione dal cammino principale, ad ovest di Pontepetri si apre il Sentiero del Ferro che conduce allo Stabilimento di Campo Tizzoro della SMI (Società Metallurgica Italiana). Questa struttura industriale fu fondamentale durante il secondo conflitto mondiale sia per la produzione bellica sia per l’articolato sistema di gallerie e rifugi antiaerei che poteva offrire, inoltre si trovò anche ad ospitare un’intensa e strategica attività partigiana. In questo scenario ebbe un ruolo decisivo l’ingegnere Kurt Kayser nel non ostacolare le attività partigiane, nell’evitare rappresaglie e nell’impedire la distruzione dell’azienda durante la fuga dell’esercito tedesco verso la Linea Gotica. All’ingegnere Kayser è dedicato un cippo nelle vicinanze della fabbrica.
Proseguendo sul Sentiero del Ferro si arriva al paese di Maresca, protagonista di una forte opposizione all’occupazione tedesca nel 1944 e centro di una serie di violenti bombardamenti che provocarono vittime e distruzione. Oggi un monumento celebra tutte le vittime e i caduti per mano dei nazisti e dei fascisti: un monolito in pietra con una lastra in ottone dove sono incise le iscrizioni e i nominativi delle vittime, completato a sua volta da un gruppo scultoreo dell’artista locale e partigiano Germano Pacelli.
Ritornati sul tracciato principale, da Pontepetri si continua seguendo il fiume Reno e si arriva a una suggestiva valle, stretta quanto profonda, in cui si trova la frazione di Pracchia, affascinante borgo appenninico da sempre legato alla pastorizia, all’agricoltura e come tutta l’area alla produzione di ghiaccio e ferro. Qui nacque la prima ferrovia transappenninica – la Bologna-Pistoia e ha sede l’antica Ferriera Sabatini; nata nel 1543, la ferriera oggi offre alla curiosità dei visitatori macchinari e strumenti mossi ad acqua. Nella cornice dell’Ecomuseo della Montagna Pistoiese, all’interno del paese ha sede il Polo didattico del ghiaccio, un’affascinante raccolta di materiale audio-visivo per scoprire una lavorazione nata in epoca pre-industriale.