Una tappa che attraversa le terre degli Etruschi, attraversando piccoli abitati e siti religiosi tutti ugualmente avvolti da un silenzioso fascino. In un crocevia di cammini e antiche strade si raccolgono le memorie delle battaglie del ‘44 e delle tante vittime ricordate da monumenti e lapidi sparsi sulle colline che Giorgio Morandi scelse come luogo di ispirazione per la sua arte.
Il cammino lascia Riola e la frazione Ponte attraversando il Limentra a pochi metri dal punto di affluenza nel Reno. Da diversi punti risulta ancora visibile la Rocchetta Mattei, il bizzarro castello che nel corso dell’occupazione tedesca dell’Italia divenne il quartier generale di un battaglione delle SS. Nei suoi pressi il 9 novembre 1944 fu colpito a morte, da una scheggia di granata tedesca, il partigiano diciottenne Giovanni Rastelletti, nome di battaglia «Bobi».
Il sentiero sale la collina andando verso La Scola, borgo sorto all’epoca sul confine tra il regno Longobardo e l’Esarcato di Ravenna, non a caso il nome deriva da skulk, che significa posto di guardia e di vedetta. Oggi si presenta come una sorta di salotto di pietra che deve il suo fascino ai Maestri Comacini provenienti da Milano e Como, abili costruttori che trasformarono le vecchie torri in abitazioni civili. Fra di esse è collocato un cipresso monumentale di oltre settecento anni di vita, che ancora svetta possente in uno degli angoli più suggestivi del borgo.
Si segue il percorso che è condiviso da molti cammini, fra cui la via Mater Dei e il cammino dei Tesori del Reno, passando accanto a case isolate, appezzamenti coltivati e piccoli punti di interesse come la fonte dell’acqua Sterpina, considerata magica dalla tradizione popolare, in località Predolo. Il profilo del monte Vigese e il Santuario di Montovolo osservano dall’alto il passaggio della tappa che da lì prende a scendere fino ad incrociare il sentiero CAI 100 e la via della Lana e della Seta, sospesi tra il fiume Reno a ovest e il fiume Setta a est, fra versanti ondulati e calanchi argillosi.
Si giunge così a Monteacuto Ragazza, in un territorio che conserva interessanti siti legati alla civiltà etrusca fra cui un santuario a cielo aperto. In un piccolo sacello del V secolo a.C. furono rinvenute due statuette in bronzo — un kouros e una kore — oggi conservate al Museo Civico Archeologico di Bologna e considerate tra i migliori esempi di arte villanoviana del periodo. Camminare in questi boschi trasmette ancora vivida la sensazione di trovarsi in un luogo sacro.
Un tratto con lievi saliscendi porta nelle vicinanze della località di Stanco di Sopra, dove si incontra il Monumento ai soldati sudafricani, poiché tra l’8 e il 13 ottobre del 1944 le milizie alleate sudafricane combatterono instancabilmente per strappare la cima del monte Stanco al controllo delle SS.
La meta finale è Grizzana Morandi, borgo appenninico che porta nel nome la memoria del suo ospite più illustre, Giorgio Morandi. Tra le silenziose e incontaminate colline, il pittore trovò un contesto ideale e vi tornò ogni estate per oltre cinquant’anni. La Casa Museo, suo luogo del cuore, conserva intatto l’ambiente dell’ultima estate grizzanese di Morandi nel 1963, con cornici, tele e pennelli, un cavalletto da passeggio con la borsa dei colori. Nel passeggiare per Grizzana è facile riconoscere le stesse luci diffuse, gli stessi profili morbidi di colline che Giorgio Morandi seppe rappresentare sulle sue tele.