Si cammina lungo la destra del Reno, sulla via di pellegrini e di cantautori, costeggiando dall’alto la storica Ferrovia Porrettana per tutta la sua lunghezza fino al confine con l’Emilia, in luoghi dove la prossimità con la Linea Gotica ha lasciato segni e memorie in ogni borgo, oggi immerso nel silenzio fra i boschi.
Da Pracchia si imbocca il sentiero CAI 177, poco lontano dal ponte sul fiume Reno, e si arriva dopo breve tratto a Frassignoni, piccola frazione con rare case distribuite tra diversi nuclei. Sovrastata dalla cima del monte Pidocchina a 1.296 metri, Frassignoni guarda di fronte la cima piramidale del monte Cocomero e le sue selvagge pendici. In questo territorio aleggia ancora la memoria di una faggeta leggendaria: secondo la tradizione era una foresta di faggi così fitta ed estesa che il vento non riusciva a spegnere una candela accesa nel suo sottobosco.
Nel proseguire il cammino, guardando verso est, si osserva la località di Biagioni, altro luogo segnato da un tragico eccidio avvenuto il 4 luglio 1944 sul sagrato della chiesa, caso pressoché unico di azione condotta esclusivamente da milizie fasciste e dal III Freiwilligen Battaillon Italien, composto da soldati e graduati italiani, che avevano scelto di arruolarsi nella polizia tedesca.
Il percorso sale ancora verso il crinale e dopo aver superato la Croce dei Prati si aggancia al sentiero CAI 163 che conduce sino a Pòsola. Il borgo si distende su un pianoro a 942 metri di quota, prossima allo spartiacque che separa la valle del Reno da quella della Limentra Occidentale, sovrastata dalla cima del Crocione con la sua grande croce metallica. Il nome del borgo, secondo la tradizione, trae origine da una stazione di posta per viandanti e mercanti, e diversi edifici, ristrutturati come case per le vacanze, conservano aspetti architettonici di particolare interesse: maschere in pietra, antiche date, architravi con croci, simboli solari e disegni degli attrezzi usati dai mastri muratori.
Scendendo verso la valle della Limentra, il sentiero incrocia il Castello di Sambuca, antico borgo arroccato in posizione dominante. In questa località morì Selvaggia dei Vergiolesi, la donna cantata dal poeta Cino da Pistoia, che qui aveva trovato rifugio con la famiglia dopo l’esilio da Pistoia. Da qui il cammino segue la Via Francesca della Sambuca, che collega Bologna a Pistoia attraverso i crinali appenninici. Ci si trova nel Comune di Sambuca Pistoiese che nel corso della Seconda Guerra Mondiale fu colpito da rastrellamenti, deportazioni, stragi e attività antipartigiane eseguite dai reparti tedeschi in collaborazione con quelli della Repubblica Sociale Italiana. Molti luoghi della memoria ricordano oggi queste vicende.
La successiva tappa di Pàvana, tra le più cariche di fascino culturale, per il legame con il cantautore Francesco Guccini, che vi crebbe da bambino e che è citata in diversi suoi romanzi e canzoni (Natale a Pavana). Ben conservato è il Mulino di Chicon, centro della saga familiare descritta da Guccini nelle Cròniche Epifaniche, preziosissima fonte sulla cultura e il dialetto di Pàvana degli anni seguenti la seconda guerra mondiale. Sotto le Logge del paese campeggia il grande affresco di Paolo Maiani, realizzato per i mille anni di Pàvana, che racconta per immagini la lunga storia del paese.
Il cammino conclude la sua discesa lungo il Reno fino a Porretta Terme, meta storica ai piedi dell’Appennino. Una leggenda medievale narra di un bue malato lasciato libero dal suo padrone che, abbeveratosi alle acque del Monte Sassocardo, tornò alla stalla completamente guarito: fu questa vicenda a dare avvio alla fama delle acque curative. Le terme erano però già frequentate in epoca romana e nel Rinascimento vi soggiornarono Lorenzo il Magnifico, il cardinale Gonzaga e il pittore Andrea Mantegna. Nel 1864 l’apertura della ferrovia contribuì a trasformare Porretta in una stazione termale popolare e vivace, al confine fra Toscana ed Emilia.